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Terapia in acqua, perché è efficace?

22 febbraio 2021

Tra le terapie oggi più consigliate per chi soffre di infortuni o delle conseguenze di traumi di varia natura, figurano quelle in acqua: non si tratta di una semplice moda, ma dell’esito di studi che hanno dimostrato i benefici di questo elemento per il nostro organismo, ovviamente a determinate condizioni e di fronte a specifici quadri diagnostici.

L’idrokinesiterapia, o terapia in acqua, offre infatti notevoli benefici, ma prima che tu vi faccia ricorso “alla cieca” è bene capire per quali problematiche risulti maggiormente indicata, e quali siano le eventuali controindicazioni.

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Perché l’acqua

I benefici dell’acqua per il trattamento delle varie patologie sono noti fin dall’antichità, come dimostrano le lontane origini di terme e vasche o piscine di acqua calda, in cui immergersi per ritrovare il proprio benessere.

Oggi la terapia in acqua è diffusamente riconosciuta in particolare per il trattamento di determinate patologie, acute o croniche, a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, così come per la riabilitazione dopo un infortunio sportivo o un intervento chirurgico.

Ma quali sono nel dettaglio i benefici dell’acqua?

  • Assenza di gravità: secondo il Principio di Archimede, un corpo immerso in un liquido riceve una spinta idrostatica dal basso verso l'alto pari al peso del liquido spostato. Pertanto, immerso quasi totalmente, il tuo peso si riduce apparentemente sino al 90%. L’acqua, permettendo dunque di eliminare il dolore dato dal carico sulle articolazioni, favorisce un corretto lavoro riabilitativo, anche in condizioni di tono muscolare ridotto.

  • Rilassamento muscolare e sollievo dal dolore: l’elevata temperatura dell’acqua (circa a 32-34°C, come nel caso di Villa Orchidee) garantisce effetti miorilassanti e antidolorifici: il calore aumenta la vascolarizzazione dei tessuti grazie allo stimolo diretto ed indiretto sulla vasodilatazione; migliora la circolazione (arteriosa e linfatica), permette di innalzare la soglia di sensibilità al dolore e genera un rilassamento muscolare, riducendo contratture o stati di tensione. Questo stato genera anche un beneficio a livello psicologico non da sottovalutare, rendendo il paziente più fiducioso nell’esito del percorso di cura.

  • Densità: rispetto ai movimenti eseguiti all’esterno, quelli in acqua risultano maggiormente controllati, grazie alla leggera (ma graduale) resistenza opposta dal liquido (reazione viscosa): grazie a questa, puoi rinforzare la muscolatura senza l’ausilio di sovraccarichi aggiuntivi, ma modulando l’intensità dello sforzo aumentando o diminuendo, ad esempio, le dimensioni (superficie) dell’oggetto che vuoi spostare. 
  • Pressione idrostatica: l’acqua esercita una pressione perpendicolare su ogni punto della superficie corporea (aumentando con la profondità), e consente così di migliorare equilibrio e controllo del proprio corpo, oltre all’attività del sistema digestivo (urologica, intestinale…), respiratorio e cardiovascolare.

 

Come si svolge la terapia in acqua

Avrai capito a questo punto perché la terapia in acqua si stia così diffondendo. Ma come funziona esattamente? A seconda del tipo di problematica da risolvere, si imposta un programma di riabilitazione che comprende esercizi in acqua, e ne definisce frequenza e durata (in genere si tratta di sessioni di un’ora, non più di 2 o 3 volte a settimana); l’attività può essere individuale o a piccoli gruppi, ma sempre attentamente monitorata da un fisioterapista specializzato in idrokinesiterapia.

Nello svolgimento degli esercizi, il fisioterapista può affiancarti in immersione (terapia assistita) oppure supervisionarne lo svolgimento a bordo vasca (terapia guidata); il primo è, ad esempio, il caso in cui la terapia miri a restituire mobilità a uno specifico distretto articolare (spalla, ginocchio, ecc.).

A seconda della tipologia di esercizi, si utilizzeranno poi determinati spazi della piscina: le vasche, infatti, hanno zone con profondità differenti, per consentirne a tutti l’accesso in sicurezza e l’utilizzo anche da parte di chi non ha particolari abilità natatorie. Allo stesso modo, si potranno utilizzare funzionalità e strumenti della piscina, come corrimano, parallele e spalliere, ma anche idrogetti per il massaggio terapeutico o il nuoto controcorrente.

Inoltre, il fisioterapista potrà proporti esercizi a corpo libero e altri con attrezzi come tubi, tavolette, galleggianti, manubri, palette, cinture o cavigliere piombate, ecc.: questi possono essere utili per favorire il galleggiamento, e anche per dosare lo sforzo in un processo di ricostruzione della forza, grazie alla resistenza che oppongono rispetto ai tuoi movimenti e alla forza dell’acqua.

In generale, la terapia in acqua è parte di un programma di riabilitazione più ampio proposto da un fisiatra o dal fisioterapista, che la può integrare con altri tipi di rieducazione (es. terapie manuali, strumentali…); per questo, è importante affidarsi a professionisti preparati, che operino all’interno di uno staff con varie specializzazioni.

 

Per chi è consigliata

Come hai visto, i benefici della terapia in acqua sono molti e la rendono ideale a qualsiasi età per chi soffre di patologie ortopediche, reumatologiche e neurologiche: dalle conseguenze di traumi o distorsioni, fino a percorsi di riabilitazione post-chirurgica.

Nello specifico, è adatta per trattare patologie della colonna vertebrale (cervicalgia, lombalgia, ernia o protrusione) o di problematiche articolari e muscolari che interessano i distretti di spalla, ginocchio, anca, caviglia, piede.

All’interno di un programma di riabilitazione, è indicata in particolare per le fasi iniziali, quelle in cui le condizioni del paziente e la sua percezione del dolore non consentono ancora il carico completo sull’articolazione o di eseguire movimenti controgravità.

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Per chi non è consigliata

I casi in cui la terapia in acqua può presentare controindicazioni non sono molti, ma è giusto conoscerli: le caratteristiche delle vasche e dell’acqua stessa la rendono sconsigliabile per chi soffre di diabete avanzato, cardiopatia ischemica (specie in caso di temperatura troppo fredda), epilessia, febbre, incontinenza urinaria, infezioni e micosi cutanee, oltre che di ipersensibilità al cloro e, ovviamente, nei casi di idrofobia.

Inoltre, nel caso di una riabilitazione post-intervento è consigliabile attendere la completa chiusura della ferita chirurgica.

 

Sì, ma…: domande frequenti e risposte

In sintesi, la terapia in acqua consente di ottenere numerosi benefici per chi deve recuperare da un trauma o da un infortunio sportivo. Non essendo ancora largamente diffusa, restano però dubbi e perplessità nei suoi confronti. I più frequenti? Eccoli:

  • Devo saper nuotare?
    Non necessariamente; le vasche per idrokinesiterapia hanno profondità variabili, per garantire a tutti di “toccare”, qualsiasi sia la tua altezza.
  • Quanto costa?
    Molti pensano che si tratti di una terapia costosa, in realtà una seduta costa all’incirca altrettanto una di terapia a secco. Non solo, può anche essere più conveniente nel caso tu la svolga a piccoli gruppi, poiché l’idrokinesiterapia si presta a questo tipo di trattamenti, senza rischiare di perdere qualità. Oggi poi esistono agevolazioni grazie a programmi di assistenza sanitaria integrativa, welfare aziendale… Non serve nemmeno acquistare materiale apposito, se non quello necessario per scendere in acqua (costume, accappatoio, ecc.).
  • È una terapia lunga?
    Come detto, per le caratteristiche dell’acqua una seduta ha una durata di 50 minuti. Il numero di cicli/sedute verrà stabilito in base alla tipologia e alla gravità del problema, ad ogni modo la frequenza difficilmente sarà superiore alle 2-3 sedute a settimana, anche per evitare che l’effetto miorilassante continui a casa.

In generale, va pensata come un momento per te e per il tuo benessere, in un ambiente tranquillo e protetto, in una fase del recupero in cui spesso non potresti dedicarti ad alcuna altra terapia; si tratta in questo senso di un’attività propedeutica ai successivi step del percorso riabilitativo.

 

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